Le basi

Cosa significa non giudicare nella meditazione?

Quando parliamo di consapevolezza, incontriamo spesso l’idea di evitare il più possibile i giudizi. Pensieri, emozioni e percezioni dovrebbero essere osservati senza classificarli subito come buoni o cattivi, piacevoli o spiacevoli. Ma questo può portare rapidamente a un malinteso: improvvisamente il non giudicare diventa esso stesso un compito da portare a termine. Magari sei seduto in meditazione e noti: «Oggi sono molto più irrequieto di ieri.» Poco dopo segue il pensiero: «Ora ho giudicato di nuovo. Sto sbagliando.» Questo crea una contraddizione: ci giudichiamo per aver giudicato qualcosa. Eppure la consapevolezza riguarda l’accorgersi coscientemente. Va benissimo notare che ieri è andata meglio e notare di aver espresso un giudizio. Si tratta di essere aperti a ciò che è. Attraverso la consapevolezza, possiamo imparare a percepire e accettare le esperienze più coscientemente.

Le nostre menti giudicano continuamente. Inizialmente non è né un errore né un segno di consapevolezza insufficiente. I giudizi ci aiutano a orientarci nella vita quotidiana e a prendere decisioni. Decidiamo se ci piace un pasto, quali vestiti sono adatti oggi o se preferiamo una serata tranquilla oppure uscire e fare qualcosa. Un suono può sembrarci piacevole e un altro darci fastidio.

La consapevolezza non ci chiede di spegnere questa parte del pensiero! Ciò che conta è notare che sta avvenendo un giudizio.

A volte, però, i giudizi ci fanno perdere il contatto con il momento presente e ci fanno chiudere ad esso. La consapevolezza, che richiede un atteggiamento aperto verso ciò che accade, diventa allora impossibile.

In breve: si tratta di portare più consapevolezza in questo processo, creando a sua volta maggiore apertura e accettazione.

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